“Bestiario d’amore” si presenta come un lavoro composito, ma che nasce tutto dall’idea di mettere la parola ed il suo significato al centro del discorso espressivo. Gianluigi Cavaliere si ispira ai più alti modelli della poesia in musica, primo tra tutti Léo Ferré, e vuole raccoglierne la lezione seguendo con Chantango una propria via.
Infatti, pur facendo riferimento a stili ben individuati, “Bestiario d’amore” non è un album “di maniera”: qui il poeta si mette in gioco sul serio e la musica è calibrata per sostenerlo e amplificarlo.
Il Bestiario cui si fa riferimento non è quello Medioevale di De Fournival, è un “bestiario di carne animata da tentazioni psicosensoriali dove tra gli uomini, le cose e gli animali si intrecciano sentimenti e dissentimenti”. E allora ecco che ogni brano diventa il paradigma di un’emozione e sembra essere un personaggio, un soggetto, un animale a sé stante, appunto.
Nel precedente album “L’anima del vino” (Freecom 2001), fu reinterpretata “Cecco-S’i’ fosse foco” di Cecco Angiolieri e Léo Ferré e adattata e musicata “L’anima del vino” di Baudelaire. In “Bestiario d’amore” si rinnova l’attitudine di Chantango per la grande poesia con “Sam” di Mauro Macario, un brano struggente dedicato al suo compagno felino in cui il poeta recita duettando con il canto di Cavaliere, e “Il vino triste” di Cesare Pavese, autore non a caso musicato a suo tempo anche da Léo Ferré, del quale troviamo “Io ti do”, un brano in cui Chantango rievoca in modo personale l’iperbole creativa del poeta francese.
In “Carta e penna” Cavaliere, fa il vuoto attorno a sé per parlare con se stesso in una riflessione esistenziale, in cerca di una “nuova primavera”.
Di una vena elegiaca sono “La devozione del cuore”, brano in cui Cavaliere tratteggia quel sentimento nobile che ha voluto imparare dalla sua cagnetta, e “Berceuse pour Angiolina”, una ninna nanna che è tenera e disperata al tempo stesso.
Ne “Anima del vino”, il gruppo era un quintetto composto da voce, pianoforte, accordéon, violino e contrabbasso. In “Bestiario d’amore” si aggiunge anche la chitarra, che porta colori Piazzolliani da “Histoire Du Tango” e una fresca ventata da bohéme gitana. Ed è a questa atmosfera cui appartengono i due brani di apertura e chiusura dell’ album: “Vecchio Toscano”, trascinante dichiarazione d’amore verso quel “piccante profumo”, e “Sans Papiers”, un sagace e grottesco ritratto delle condizioni dell’artista italico.
Prodotto e arrangiato da Giovanni Prosdocimi, l’album si completa con omaggi ad altri maestri della canzone d’autore come Herbert Pagani (“Serenata”), Vinicius de Moraes (“Poema degli occhi”, già cantato in italiano da Sergio Endrigo) e Manuel Serrat (“Il manichino”, anche questo già proposto in italiano da Gino Paoli).
Dopo l’anteprima assoluta ai microfoni di Notturno Italiano, la storica trasmissione di Rai Intarnetional, il lavoro sarà presentato in tutta Italia assieme al libro di poesie “Silenzio a Occidente” (ed. Liberodiscrivere) di Mauro Macario, poeta con il quale Chantango, in una liaison artistica ormai consolidata, si esibisce da un paio di anni nello spettacolo-concerto “Tangando i poeti”. Questo spettacolo si ripropone, rinnovato dei contenuti di “Bestiario d’amore” e “Silenzio a Occidente”, in una tournèe estiva che promuoverà contemporaneamente l’album e il libro.
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